Diversi tipi di diabete

Lo stesso nome: ‘diabete’ o ‘diabete mellito’ viene dato a condizioni diverse con un solo punto in comune: l'iperglicemia. La più frequente è il diabete di tipo 2 ma non meno importanti sono il diabete di tipo 1, quello gestazionale ; vi sono poi altre forme specifiche

Si dà il nome di diabete o diabete mellito a tutte le situazioni in cui si registra una iperglicemia, vale a dire una situazione in cui la glicemia (misurata in laboratorio da sangue venoso e non con un glucometro da sangue capillare) supera i 125 mg/dl a digiuno o 200 mg/dl a due ore da un pasto. In pratica con il diabete il glucosio invece di entrare subito nelle cellule ‘ristagna’ nel sangue erodendo e infiammando le pareti delle arterie e dei capillari. Nella persona che non ha il diabete l’insulina, prodotta dal pancreas minuto per minuto nella quantità appropriata, permette al glucosio di entrare nelle cellule.

Vi sono poi alcune condizioni in cui il valore della glicemia è al di sopra dei valori normali (99 mg/dl a digiuno o 139 dopo due ore dal test di carico orale di glucosio), ma al di sotto dei valori diagnostici per diabete: si tratta di alterata tolleranza ai carboidrati o di “prediabete” come a volte viene chiamato.
 

Diabete di tipo 1

Il Diabete tipo 1 (sigla DM1 o T1DM) è causato da distruzione beta-cellulare, su base autoimmune o idiopatica, ed è caratterizzato da una carenza insulinica assoluta (la variante LADA, Latent Autoimmune Diabetes in Adults, ha decorso lento e compare nell’adulto). La persona colpita deve quindi assumere dall’esterno l’insulina di cui ha bisogno in modo da averne a disposizione sempre la giusta quantità.

E’ una forma di diabete non troppo rara (oltre 300 mila casi in Italia) che esordisce nella maggioranza dei casi nella prima parte della vita (tra i 2 e i 25 anni).

I bambini e adolescenti (0-18 anni) affetti da diabete di tipo 1 in Italia sono circa 20000 e sono nella quasi totalità seguiti da una rete di Servizi di Diabetologia Pediatrica all'interno dei quali Team specializzati sono in grado di prescrivere le terapie più appropriate e soprattutto di educare la famiglia e i ragazzi a una corretta gestione del diabete.
La persona con diabete di tipo 1 sia nella infanzia, nella adolescenza e nella vita adulta, può svolgere una vita normale.
Avere figli richiede programmazione e qualche attenzione, ma è perfettamente possibile.
La persona con diabete di tipo 1 convivrà per lunghissimo tempo con il diabete e quindi è fondamentale mantenere il più possibile vicino alla norma la glicemia, evitando iperglicemie (quantità troppo elevata di glucosio nel sangue) che a lungo andare generano le complicanze ma anche le ipoglicemie (carenza di glucosio nel sangue) dovute a uno squilibrio fra l'insulina assunta e la quantità di zuccheri presente nel sangue.

LADA è una forma di diabete di origine autoimmune come il diabete di tipo 1 nelle quali la persona mantiene una residua produzione di insulina. L’evoluzione della malattia è quindi simile per certi aspetti al diabete di tipo 2 ma con una evoluzione più rapida verso la necessità di terapia insulinica.. Queste forme insorgono in ogni fase della vita e sono difficili da diagnosticare con precisione ma sarebbero secondo alcuni studi molto frequenti (molte volte più frequenti del diabete di tipo 1)

Diabete di tipo 2

La forma più frequente di diabete è detta diabete di tipo 2 (in sigla DM2 o T2DM). È causato da un deficit parziale di secrezione insulinica, che in genere progredisce nel tempo ma non porta mai a una carenza assoluta di ormone, e che si instaura spesso su una condizione, più o meno severa, di insulino-resistenza su base multifattoriale

Nel diabete di tipo 2 in una prima fase è necessaria sempre più insulina per far entrare il glucosio nelle cellule. In una seconda fase il pancreas fatica a ‘star dietro’ a questa sovrapproduzione e rilascia meno insulina del necessario.

Nella prima fase si può ‘aiutare’ il processo sia riducendo l’insulino-resistenza, sia aiutando il pancreas a produrre le quantità di ormone necessarie. Perdere peso, alimentarsi in maniera corretta e fare esercizio fisico ottengono risultati rilevanti. In una seconda fase può essere corretto affiancare all’insulina prodotta dal pancreas dell’insulina iniettata.
 

Diabete gestazionale

Diabete gestazionale è una forma di diabete diagnosticato nel secondo o terzo trimestre di gravidanza, che non è un diabete manifesto misconosciuto prima della gravidanza.

È causato da difetti funzionali analoghi a quelli del diabete tipo 2; viene diagnosticato per la prima volta in gravidanza e in genere regredisce dopo il parto per poi ripresentarsi, spesso a distanza, preferenzialmente con le caratteristiche del diabete tipo 2, seguenti in mancanza di apposite strategie di prevenzione.
La terapia è solo dietetica e quando non è sufficiente si cura con l’insulina (unico farmaco “sicuro” ed ammesso in gravidanza.

Altri tipi di diabete

 

– difetti genetici della beta-cellula (MODY, diabete neonatale, DNA mitocondriale)

– difetti genetici dell’azione insulinica (insulino resistenza tipo A, leprecaunismo)

– malattie del pancreas esocrino (pancreatite, pancreatectomia, tumori, fibrosi cistica)

– endocrinopatie (acromegalia, Cushing, feocromocitoma, glucagonoma)

– indotto da farmaci o sostanze tossiche (glucocorticoidi, altri agenti immunosoppressori, tiazidici, diazossido, farmaci per il trattamento dell’HIV/AIDS)

– infezioni (rosolia congenita)

– forme rare di diabete immuno-mediato

– sindromi genetiche rare associate al diabete (Down, Klinefelter, Turner, Wolfram, Friedereich)

In particolare

Diabete Mody: sono varie forme (rare) di diabete di origine genetica in cui il rialzo dei livelli di glucosio nel sangue è determinato da anomalie genetiche. I criteri clinici per la identificazione del MODY sono età di insorgenza <25 anni; controllo metabolico mantenuto senza insulina per oltre 2 anni; ereditarietà autosomica dominante (almeno tre generazioni di soggetti affetti da diabete nel pedigree familiare); assenza di autoimmunità.

Diabete secondario

Il diabete può insorgere a seguito di malattie o terapie (in particolare cortisonici) che colpiscono la produzione di insulina da parte del pancreas o che aumentano molto la resistenza all’insulina. Se la terapia è temporanea il diabete secondario potrebbe regredire una volta terminata la terapia. Chi ha sviluppato un diabete secondario però ha molte più probabilità di sviluppare in futuro un diabete di tipo 2 ‘normale’ anche in assenza della terapia.
 

Il diabete nell’anziano

Quando si parla di diabete di tipo 2 nell’anziano è importante distinguere tra la condizione dell'anziano 'attivo' e quella dell’‘anziano fragile’ o del ‘grande anziano’ (sopra gli 85 anni).

L'anziano attivo autonomo e in buone condizioni fisiche e mentali è in grado di seguire tutti i consigli del Team diabetologico. Ha tempo a disposizione per impegnarsi nella prevenzione delle complicanze e ha voglia di mantenere più a lungo possibile la sua forma fisica e soprattutto la sua autonomia.

Il discorso è diverso se si parla di un 'grande anziano' (generalmente con questa locuzione si intendono le persone sopra gli 85 anni), la cosiddetta 'quarta età' o un 'anziano fragile', vale a dire una persona che ha ridotte autonomie e possibilità di badare a se stesso.

Nell'anziano 'fragile' e nel 'grande anziano' è essenziale che tutte le persone che lo assistono condividano le stesse informazioni e lo stesso modo di fare. Non solo il partner o i figli, anche la badante deve prender parte agli incontri con il Medico.
Vale la pena di tenere sotto controllo il diabete anche in questa quarta età, perché un diabete mal compensato oltre a rappresentare un rischio per il cuore rende più probabili e forse aggrava non solo la pressione alta, ma anche il Parkinson, la demenza senile e perfino alcuni tumori.
In particolare l'anziano e il ‘grande anziano’ devono stare attenti alle ipoglicemie che sono più difficili da identificare, più lunghe e potenzialmente più gravi di quanto lo siano nella persona giovane o matura.

Pertanto in questi pazienti gli obiettivi di emoglobina glicata (7,5-8,0%) sono meno rigidi rispetto alle persone più giovani.