In America sì che sanno curare il diabete. Da noi le novità arrivano con ritardo.
È vero il contrario. Gli Stati Uniti avranno la leadership nella ricerca ma in Europa e in particolare in Italia il diabete sia di tipo 1 che di tipo 2 è curato molto meglio. Lo dimostrano i confronti internazionali. La Diabetologia italiana per i suoi risultati in termini scientifici e in termini di assistenza è un punto di riferimento mondiale.
Per seguire bene il diabete conviene recarsi presso un ottimo ospedale anche se è lontano
Non è vero. Il diabete di tipo 1 e di tipo 2 è curato secondo Linee guida standardizzate che sono applicate da tutti i Team specialistici in Italia, grandi o piccoli che siano, in modo eguale. È anzi importante fare riferimento a un centro geograficamente vicino e facilmente accessibile. Se del caso - in accordo con lo specialista e il medico di medicina generale - si potrà fare riferimento a un centro più grande per specifici interventi (ad esempio per la cura di una complicanza).
Le Case non stanno promuovendo la ricerca di una cura definitiva per il diabete. A loro conviene andare avanti così.
È vero il contrario. Migliaia di ricercatori nelle università e nei centri di cura hanno in corso migliaia di ricerche in ogni direzione per arrivare a una terapia definitiva o comunque di assoluta efficacia per il diabete. E le Case farmaceutiche sono in prima linea nel promuovere molte di queste ricerche.
Con le staminali o con i trapianti di isole guariremo tutto.
Si tratta sicuramente di due direzioni di ricerca promettenti anche se pare molto difficile capire come si potrebbe passare dalla fase sperimentale a un utilizzo 'di massa' di questa soluzione.
Redatti a scopo divulgativo e verificati da un team di Specialisti, questi testi rappresentano un primo orientamento per chi vuole sapere di più sul diabete. Non possono essere utilizzati come una indicazione medica. Non rappresentano, inoltre, una posizione ufficiale di Diabete Italia (che non ha titolo per farlo) né delle Società Scientifiche o Associazioni fra persone con diabete che la compongono.