Il Diabete in Italia. Leggiamo l’indagine di Istat - agosto 2017

Istat pubblica un’interessante analisi sul diabete in Italia integrando dati di fonte sanitaria con indagini socio-economiche. Diabete Italia sottolinea alcuni aspetti di questo documento, una sorta di ‘guida alla lettura’.

A fine luglio Istat, l’ente nazionale di Statistica ha pubblicato la sua periodica analisi sul diabete in Italia. A differenza delle altre numerose statistiche, quelle di fonte Istat non si basano solo sui dati forniti dal sistema sanitario. Li integra infatti con indagini a campione. In pratica Istat chiede a un numero rappresentativo di persone: "le è stata mai fatta una diagnosi di diabete?" e integra questa informazione con un set assai ampio di domande sulle condizioni di vita, sociali ed economiche, della persona e della sua famiglia.

Più di un italiano su 20. Secondo l'ultima rilevazione, effettuata nel 2016 3,2 milioni di persone in Italia dichiarano di essere affette da diabete, il 5,3% dell’intera popolazione: 16,5% fra le persone di 65 anni e oltre (gli ultimi dati dell’osservatorio Arno 2016 parlano di una prevalenza del 6.2%). La diffusione del diabete è fortemente correlata all’età (tra gli over 75 raggiunge circa il 20%). Nel nostro Paese, su 100 persone affette da diabete mellito 70 hanno più di 65 anni e 40 più di 75 anni.

Le ragioni di un incremento. Nel 2000 con una popolazione sostanzialmente stabile le persone con diabete erano un milione in meno. Questo incremento si deve alla diffusione di condizioni a rischio come sovrappeso e obesità, scorretta alimentazione, sedentarietà ma anche, in parte, a tre fattori positivi: l'invecchiamento della popolazione (più persone arrivano nelle fasce di età dove è più probabile sviluppare il diabete); le politiche di sensibilizzazione e le campagne di screening del SSN e del Volontariato (pensiamo alla Giornata Mondiale del Diabete) permettono di diagnosticare prima il diabete (e quindi di 'catturare' nelle statistiche più casi di diabete). E da ultimo… grazie alla qualità delle cure erogate dal Servizio sanitario e dell'informazione che circola meglio, le persone con diabete vivono di più e quindi possono figurare più a lungo nelle statistiche! I nuovi veri casi di diabete sono quindi solo una delle cause nell'aumento delle persone con diabete.

L’istruzione protegge dal diabete. I dati Istat che come detto legano molto meglio di quelli di fonte SSN la patologia alle condizioni sociali, confermano un dato molto preoccupante: il diabete è una patologia fortemente associata allo svantaggio socioeconomico. È interessante notare che questo effetto lo si ritrova fra le femmine più che nei maschi: nella fascia 65-74 anni 7 laureate/diplomate su 100 hanno il diabete, ma fra le femmine con licenza media o elementare, il dato raddoppia e sfiora il 14%. Nei maschi la differenza esiste ma è minore. 

Legami simile si riscontrano fra il diabete e le condizioni economiche generali. Le ragioni sono diverse: probabilmente l’insorgenza del diabete è favorita da abitudini e stili di vita poco salutari quali sedentarietà e cattiva alimentazione, che possono determinare obesità o scarsa attenzione ai controlli dello stato di salute. L’obesità in crescita preoccupante anche nell’età evolutiva e matura è l’elemento che preoccupa di più e potrebbe determinare un aumento significativo dei nuovi casi di diabete.

Più alta la prevalenza nel Meridione Rimane significativa la differenza fra la prevalenza del diabete nelle diverse regioni. Purtroppo si rileva un 'gradiente nord sud'. Tanto più la regione è meridionale, tanto maggiore è la prevalenza del diabete: il 5,8% medio nel meridione e il 4% nel Settentrione. L'aspetto più preoccupante è che questa differenza si rileva anche a livello di mortalità. Avere il diabete è insomma più pericoloso se si vive al sud rispetto al nord.

Il SSN tutto sommato lavora bene. Nel complesso l'indagine Istat 'premia' l’assistenza sanitaria. Per esempio il diabete è curato in modo più appropriato senza inutili e costosi ricoveri. I ricoveri probabilmente inappropriati sono più che dimezzati in 5 anni passando da 108 per 100mila abitanti a 49. Il diabete insomma è curato sempre più spesso sul territorio, con approcci diversificati e flessibili in base alla situazione specifica del paziente (sono ridotti di molto anche i ricoveri per complicanze del diabete). 

Nelle diverse realtà regionali i ricoveri non sono direttamente correlati alla diffusione della malattia; le differenze dipendono dalla diversa offerta di servizi e dalla differente appropriatezza nel ricorso alle strutture sanitarie.

Diabete e donna. Il diabete di tipo 2 colpisce più i maschi che le femmine (in compenso ci sono più femmine che maschi nelle fasce di età dove la prevalenza del diabete è alta). Anche i tassi di ospedalizzazione sono inferiori e in discesa più netta fra le femmine. Tuttavia permangono delle situazioni a grave rischio sulle quali si può lavorare (e Diabete Italia lo farà – raccogliendo le indicazioni dell IDF – dedicando a “donne e Diabete”  la prossima Giornata Mondiale) con politiche e attività di prevenzione, informazione e cura. Per esempio. Tra i 45 e i 64 anni, quindi in una età relativamente precoce, su dieci donne con diabete tre sono obese. Viceversa nemmeno una donna obesa su dieci è senza il diabete. Nei maschi le percentuali sono inferiori.

Diminuisce la mortalità. Premesso che questi dati sono viziati da 'stili compilativi' dei certificati di morte in parte personali o specifici di una struttura, il tasso standardizzato di mortalità per diabete come una delle cause, si è ridotto del 23% in 10 anni passando da 36,9 per 100mila residenti nel 2003 a 28,4 nel 2014. La diminuzione si verifica solo per le donne mentre sul fronte maschile si registra un lieve aumento, concentrato negli over65 e in particolare nelle classi di età più anziane.

Resta la problematica socio-assistenziale. Insomma – seppure con evidenti aree di miglioramento in alcune regioni – nel complesso il Sistema sanitario sta facendo 'i compiti'. Il disagio e probabilmente la difficoltà nell'accedere e nel seguire le terapie potrebbe essere soprattutto sociale. Non a caso, afferma lo studio Istat, le quote più elevate di persone con diabete si registrano tra gli anziani soli che vivono in condizioni economicamente disagiate: 21,6% contro una incidenza media del 16,5%. I gruppi sociali più colpiti dal diabete sono quelli più fragili, con un basso titolo di studio, risorse economiche scarse o insufficienti e spesso con una rete sociale debole o assente.

Cliccando qui scaricate il testo dello studio Istat

Buona lettura

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